ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


giovedì 4 maggio 2017

IL DESTINO DELLA CINA E DELLE MONARCHIE ARABE E' NELL'EUROPA TEDESCA



Almeno tre diverse fazioni geopolitiche hanno preso di mira l'Europa solo nell'ultimo decennio.
E queste tre fazioni hanno trovato nell'Europa un crocevia di reciproci interessi economici e sociali che nell'arco di pochi anni hanno determinato il declino sociale ed economico dei Paesi all'interno dell'Unione Europea, ponendo fine alla sovranità nazionale e poco alla volta anche all'identità dei Paesi europei.
Queste fazioni hanno messo lo sguardo sul territorio europeo da ben oltre un decennio, ma i piani di uno sviluppo a lungo termine di tali progetti sono in pieno sviluppo solo in questi anni.
L'Europa è diventata ufficialmente il crocevia e nucleo di influenza delle politiche arabe, tedesche e cinesi.
E' vago parlare di politiche arabe, ma è opinione che le monarchie del golfo (includendo anche la Turchia) abbiano messo occhio sul territorio europeo per perseguire un progetto di interesse comune volto a mutare per sempre la demografia della società europea.

Nel 1974, all'assemblea dell'ONU un discorso da parte dell'ex dittatore algerino Houari Boumediene fa riflettere:
«Un giorno milioni di uomini abbandoneranno l’emisfero sud per irrompere nell’emisfero nord. E non certo da amici. Perché vi irromperanno per conquistarlo, e lo conquisteranno popolandolo coi loro figli.
Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria».
Molto probabilmente tale dichiarazione è stata passata nel dimenticatoio dalla maggior parte delle persone ma quello che si sta verificando in questi anni in Europa, con il costante afflusso di migliaia di clandestini di origini africane e araba da numerosi Paesi anche non in guerra all'interno del territorio europeo, conferma che tale promessa è stata mantenuta e ora il territorio europeo è diventato terra fertile del terrorismo, con centinaia di morti solo negli ultimi anni, e di uno spaventoso aumento della criminalità da parte di migranti di origine africana e araba.Nel contempo quello che si sta osservando da parte della monarchie del golfo e della Turchia è un costante afflusso di liquidità impegnato a costruire moschee sul territorio europeo:
-Londra: aperte 423 nuove moschee, chiuse 500 chiese
-Sceicco del Qatar finanzia le moschee in Emilia Romagna.
-Il principe del Qatar punta sull’Italia, 33 moschee in arrivo.
-Il Qatar pronto a costruire 33 nuove moschee in Italia.
-Arabia Saudita pronta a costruire 200 moschee per i profughi siriani in Germania.
-Milano islamica, arrivano due nuove moschee.Esistono chiare evidenze che questa politica di ripopolamento arabo dell'Europa coincide con l'interesse turco più volte espresso di rifondare quello che un tempo fu il territorio dell'Impero Ottomano, di conseguenza estendere ancora di più l'influenza araba sul territorio europeo.

"Noi non siamo solo nello spazio chiuso all'interno dei nostri confini. I confini geografici sono una cosa, quelli spirituali un'altra. I nostri fratelli che vivono in Siria, in Iraq, nei Balcani, nel Caucaso, in Crimea vivono al di fuori dei nostri confini fisici, ma sono nei nostri cuori. Noi non abbiamo pretese sui territori di altri Paesi, ma gli eventi di questi ultimi ci riguardano direttamente" ha detto Erdogan, parlando ad una riunione per l'anniversario della morte del fondatore della Repubblica turca Mustafa Kemal Ataturk.
In un'altra dichiarazione in Georgia, (parlando all'Università di Tayke), ha semplicemente dichiarato che lo Stato turco è loro nelle aree che si trovano nelle immediate vicinanze dei confini illegittimi della Turchia.
"Oltre a 79.000.000 abitanti del nostro paese, ci sono anche milioni di fratelli che vivono in altre regioni geografiche con cui abbiamo legami storici.
I nostri interessi sono in Iraq, Siria, Libano, Crimea, Karabakh, l'Azerbaigian, Bosnia e altri Paesi fratelli. Quando la Turchia perderà la sua indipendenza e il suo futuro, allora perderemo interesse in queste aree. Molti storici ritengono che Cipro dovrebbe essere incluso nei confini della Turchia, Aleppo, Mosul, Irbil, Kirkuke, Tbilisi, Salonicco, Varna, Tracia occidentale e nelle isole dell'Egeo, "
ha confermato il 15 ottobre, il presidente dello Stato turco.
In un articolo pubblicato nel mese di agosto 2014 da The National, lo scrittore Piotr Zalewski ha sottolineato le ambizioni egemoniche islamiche della Turchia, definendo così quello che molti hanno già bollato la strategia e la politica neo-ottomana della Turchia.
Zalewski fa riferimento commenti fatti nel 2009 da Ahmet Davutoglu, il primo ministro della Turchia dal mese di agosto, in cui ha effettivamente confermato alla stampa che "Siamo i nuovi Ottomani" poco prima di diventare ministro degli Esteri.
"Qualunque cosa abbiamo perso tra il 1911 e il 1923, a prescindere dalle terre in ci siamo ritirati, saremo ancora una volta a incontrare i nostri fratelli in quelle terre tra il 2011 al 2023." - ha affermato Ahmet Davutoglu, funzionario turco.Quello che appare sempre più evidente è che il continuo afflusso di migliaia di clandestini dall'Africa alla Siria che ogni mese arriva in Italia e Grecia, non appare più come un normale processo di migrazione descritto dal controverso ruolo delle ONG come "salvare vite umane", ma piuttosto un ripopolamento del territorio europeo in costante declino demografico su volontà dell'Europa a guida tedesca.
Sotto questo fenomeno allarmante è qui che emerge il ruolo delle ONG e ancora di più della Germania nel processo di migrazione che è diventato un problema serio per la società europea.
Gli interessi tedeschi in Europa e dei Paesi arabi menzionati entrano in gioco.
A partire dal settembre dell'anno scorso la procura di Catania ha registrato un improvviso proliferare di unità navali delle ONG.

"Fanno il lavoro che prima svolgevano gli organizzatori - denuncia il procuratore Carmelo Zuccaro - accompagnano fino al nostro territorio i barconi dei migranti".
Nei momenti di maggior picco è stata, infatti, registrata la presenza di ben tredici assetti navali.
Intervenendo alla seduta del Comitato di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro è tornato a denunciare gli oscuri rapporti tra le ong e l'emergenza immigrazione su cui la procura ha recentemente aperto un fascicolo conoscitivo.
"Ci siamo voluti interrogare - ha spiegato - sulle evoluzioni del fenomeno e perché vi sia stato un proliferare così inteso di queste unità navali e come si potessero affrontare costi così elevati senza disporre di un ritorno in termine di profitto economico".
Quello che è emerso da questa indagine conoscitiva è che il Paese europeo che ha dato vita alla maggior parte di queste ong è la Germania cui fanno capo cinque di queste organizzazioni con sei navi, tra cui le due di Sos Mediterranee. Il tutto, sottolinea Zuccaro, con costi mensili o giornalieri "elevati".
"Aquarius" di Sos Mediterranee, a esempio, ha un costo di 11.000 euro al giorno.
Il Moas di Christopher e Regina Catrambone, ong con sede a Malta, "ha costi per 400.000 euro mensili" e ha due navi Phoenix, battente bandiera del Belize, e Topaz con bandiera delle Isole Marshall.
"Crea sospetti - ha proseguito il procuratore di Catania - anche questo dato dei Paesi che danno bandiera alle navi". A questo punto, ha quindi concluso Zuccaro, "ci si deve porre il problema di dove venga il denaro per sostenere costi così elevati, quali siano le fonti di finanziamento: sarà compito della successiva fase conoscitiva. Faremo verifiche ulteriori sulle ong che portano migranti nel nostro distretto".
La ragione per la quale l'Europa a guida tedesca ha imposto la decisione di accogliere centinaia di migliaia di persone all'interno del territorio europeo in così pochi anni non è difficile da comprendere, il problema è che tutto ciò ha avuto gravissime ripercussioni nella sicurezza dei cittadini.

All'inizio di quest'anno, il quotidiano Rheinische Post di Germania ha pubblicato estratti di una relazione del governo, dimostrando che la decisione della cancelliera Angela Merkel di portare 1,5 milioni di migranti musulmani nel paese tra il 2015 e il 2016 non era un gesto umanitario, ma un tentativo deliberato di rallentare il declino della popolazione tedesca e mantenere la vitalità dello Stato del benessere tedesco.
La relazione ha spiegato che i tassi di fertilità della Germania, 160 nati per 100 donne, erano ben sotto quelli necessari per riprodurre la popolazione (che richiede un tasso di fertilità di 210 bambini per 100 donne). Di conseguenza, il governo tedesco ha calcolato che il paese "necessita" di circa 300.000 migranti nuovi migranti ogni anno, al fine di preservare la stabilità economica fino al 2060.
"È ovvio," ha sottolineato Pshenichnikov, "che senza lavoratori l'economia non funzionerà".
"Ma non è così difficile immaginare che cosa tutto ciò possa portare fino al 2060.
Se i calcoli macroeconomici del Cancelliere Merkel sono corretti, l'economia tedesca non avrà problemi con la sua popolazione attiva". Tuttavia, se le tendenze di migrazione continuano, nel momento in cui il 2060 si aggira intorno, "ci saranno molti meno tedeschi reali, per i quali tutto questo si suppone sia calcolato, di quanto non sia oggi".
Nel frattempo la criminalità registrata in Germania solo nell'ultimo anno, ha evidenziato che quanto successo a Colonia nel Capodanno 2015, non è stato un caso isolato ma piuttosto una tendenza culturale che ha diffuso maggiori pericoli non solo nel territorio tedesco ma in tutto il territorio europeo.

Il Ministero degli Interni della Germania ha rilasciato le statistiche sui crimini del 2016, mostrando un drammatico aumento dei crimini violenti, tra cui un aumento del 14,3% degli omicidi e assassinii, un aumento dei rapimenti e degli stupri del 12,7% e un aumento del 9,9% l'anno scorso.
I dati hanno mostrato che gli immigrati clandestini, i rifugiati e i richiedenti asilo sono stati sospettati di aver commesso 174.438 crimini, un sorprendente aumento del 52,7% rispetto all'anno precedente.
Con il numero di cittadini tedeschi sospettati di reati diminuito del 3,4%, i migranti e i profughi sono stati stimati ad aver rappresentato oltre il 12% di tutti i reati sospetti nel 2016.
Il ministro dell'Interno Thomas de Maiziere ha definito l'aumento dei crimini dai migranti "inaccettabile" per espellere i migranti illegali che hanno commesso crimini.
Mentre la Germania porta avanti a oltranza queste politiche specialmente facendo pressione sulla controversa Comissione Europea il ruolo tedesco in Europa si espande con la crisi dell'euro, favorendo così alla potenza industriale tedesca di acquistare società di altri Paesi meno economicamente floridi.
La Germania e la crisi greca.
Dall'inizio della crisi al 2015 ha investito 8,7 miliardi di dollari (primato assoluto) e aumentato considerevolmente le sue esportazioni nel Paese ellenico.
In questi anni di sacrifici per la popolazione greca, la Deutsche Telecom ha aumentato dal 40 al 60 per cento la sua partecipazione in Ote (la compagnia telefonica di Stato). Fraport, la società che gestisce gli aeroporti di Francoforte, si è presa i 14 scali regionali più appetiti, tra cui Corfù, Rodi e i due di Creta. L'export tedesco verso Atene è passato dai 4 miliardi e 737 milioni del 2012 ai 4 miliardi 955 milioni del 2014 (ultimo dato disponibile). Si va dai prodotti chimici (27,4 per cento del totale) a quelli alimentari (15,1); dalla meccanica (10,1) all'elettronica (7,2).
Lo stesso vale per una concessione di oltre quattro decenni degli aereoporti greci.
L’importo è di 1,23 miliardi di Euro.
Gli scali aeroportuali sono i principali e più importanti approdi turistici: Creta, Santorini, Mykonos, Salonicco che è la seconda città della Grecia e tanti altri.
I problemi della Grecia con un deficit di bilancio pari a quattro volte il limite dell'UE nel 2009 hanno inoltre rafforzato la domanda di obbligazioni tedesche e, in tal modo, abbassato i costi di finanziamento di Berlino, mentre pesava sull'euro ai profitti degli esportatori tedeschi.
"I tedeschi sono stati molto intelligenti negli ultimi 20 anni a fingere che l'unione monetaria è un problema enorme per loro", ha dichiarato David Marsh, autore di "The Euro: The Politics of the New Global Currency".
"In realtà, sono i grandi vincitori dell'unione monetaria", ha aggiunto. "Hanno una grande quantità fuori di essa. Al momento, l'industria dell'esportazione sta diventando più competitiva. Sono stati molto competitivi a 1,50 dollari, ancora più competitivi a 1,35 dollari.
Un euro più debole rende le merci tedesche più competitive nei mercati al di là dell'Eurozona e le recenti indagini hanno mostrato prospettive migliori per gli esportatori del paese, le cui fortune sono cruciali per la salute dell'economia tedesca - la più grande d'Europa.
Mentre la Germania ha beneficiato tanto dell'Eurozona, i suoi partner meno riusciti sono lasciati a difendersi da soli.
L'eurozona manca di stabilizzatori automatici che altri sindacati monetari applicano tra le varie regioni - vale a dire, trasferimenti fiscali come disoccupazione e vantaggi per l'alloggio, spese sanitarie condivise, pooling dei rischi bancari e assicurazione dei depositi.
Anche nell'area dell'euro manca il grande movimento dei lavoratori attraverso i confini statali goduti dagli Stati Uniti, soprattutto a causa di barriere linguistiche e normative.
Queste caratteristiche istituzionali dell'Eurozona hanno creato un'unione economica altamente ingiusta, che ingrandisce in modo sproporzionato le conseguenze del fallimento.
Quando hanno aderito all'UE, la Grecia, l'Irlanda, il Portogallo e la Spagna hanno aperto i loro confini e si sono esposti a nuove ondate di commercio, immigrazione e finanza.
La concorrenza con altri Stati membri doveva portare alla «distruzione creativa», per cui le imprese inefficienti, cioè quelle che non potevano competere a livello internazionale, sarebbero andate fuori attività.
Al fine di evitare difficoltà a breve termine, le economie periferiche erano destinate a ricevere grandi somme di fondi UE in compenso.
Questi fondi dovrebbero essere investiti nella ristrutturazione delle economie domestiche. Ma questo non è accaduto.
Finora i tedeschi hanno non solo guadagnato ampiamente dalla crisi dell'euro, rispetto agli altri Paesi dell'eurozona ma poco alla volta hanno iniziato non solo ad acquistare la qualità dell'industria italiana, ma addirittura hanno aumentato la dipendenza dei Paesi membri dell'Unione Europea verso le esportazioni tedesche grazie alle restrizioni economiche imposte alla Federazione Russa avendo come pretesto la guerra civile scoppiata dopo il colpo di stato in Ucraina.

Solo nel 2014 con il passaggio di mano dell’azienda varesina diventano 18 le imprese tricolore comprate dai tedeschi nei primi 10 mesi.
Le tredici censite dalla banca dati M&A di Kpmg al 30 settembre, più altre cinque perfezionate in queste settimane: oltre alla citata MV Agusta, la trevigiana Happy Fit appena acquisita da McFit, la catena tedesca del fitness leader in Europa; la bergamasca Clay Paky, campione mondiale delle luci usate nei grandi eventi, dai concerti di Lady Gaga alla notte degli Oscar, passata al colosso Osram; la bolognese Egs, specializzata in protesi digitali e 3D per odontoiatria, aerospaziale e automotive, rilevata dal gruppo “dentale” Heraeus Kulzer; e la multinazionale Wika, miscelatori di pressione, che ha inglobato la milanese Ettore Cella, da anni suo fornitore, specializzata in termostati per l’industria chimica e Oil&Gas.
Oggi la Germania rappresenta per l’Italia il primo Paese in termini di export grazie ad un business quantificabile in 51 miliardi di euro nel 2015, con una previsione di crescita potenziale di 5,4 miliardi (+10,5%) per il 2019 (fonte Sace).
Un'ulteriore modo con la quale i tedeschi hanno migliorato la dipendenza dell'Europa verso la Germania, è stato l'introduzione di una sequenza di restrizioni commerciali, su pressione alla Comissione Europea, nei confronti della Federazione Russa, portando ad un blocco del commercio verso la Russia da parte dei 28 Paesi membri dell'Unione Europea che si sono visti costretti a sostituire le importazioni ed esportazioni con il mercato tedesco o addirittura quello cinese.
Migliaia di aziende sono fallite nei Paesi baltici, specialmente l'industria della pesca che dipendeva moltissimo dal mercato russo, nel resto dell'Europa centiniaia di aziende hanno preferito trasferirsi sul territorio russo per evitare il regime delle sanzioni, tuttavia i danni economici e le perdite per le decisioni di Berlino e Bruxelles sono costate agli agricoltori europei un valore per svariati miliardi di euro, senza che ci fosse neppure un risarcimento per tali politiche.
Per contro invece la dipendenza dalle esportazioni tedesche in Europa ha subìto un boom evidenziando come tale politica delle restrizioni economiche in realtà fosse una politica tedesca di concorrenza sleale volta ad aumentare la dipendenza dell'Europa dalla Germania che dalla Federazione Russa.
Le esportazioni tedesche nei paesi dell'Europa orientale sono aumentate in percentuale rispetto alle esportazioni di beni e servizi dalla Germania nel suo complesso per la prima volta in quattro anni.
Lo ha riferito il Comitato tedesco sulle relazioni economiche dell'Europa orientale.
Secondo l'Ufficio federale di statistica, la crescita complessiva delle esportazioni tedesche ammontava a circa un per cento nel 2016.
Il flusso di beni e servizi a 21 paesi, sotto la supervisione della commissione per le relazioni economiche dell'Europa orientale, è cresciuto di quasi il 4% A 53,9 miliardi di euro, con un incremento di 2 miliardi rispetto al 2015.
Le esportazioni tedesche in Ucraina sono cresciute al ritmo più veloce. Il volume è aumentato di 550 milioni di euro, pari al 18 per cento più di un anno fa.
Nel 2015 le esportazioni tedesche hanno raggiunto i 1.196 trilioni di euro ($ 1.34 trilioni) ha annunciato l'ufficio statistico tedesco Destatis, aggiungendo che la cifra è basata sui calcoli preliminari.
Il volume delle esportazioni ha segnato un nuovo record annuale di tutti i tempi, segnando un aumento del 6,4 per cento rispetto all'anno precedente, anno in cui vennero introdotte le restrizioni commerciali alla Federazione Russa.
Secondo Destatis, le importazioni sono aumentate notevolmente, raggiungendo un volume di 948 miliardi di euro l'anno scorso, salendo del 4,2 per cento rispetto al livello registrato nel 2014.
Se la Germania è stato il Paese che più si è arricchito a causa della crisi della zona euro, certamente anche l'introduzione di restrizioni commerciali verso la Federazione Russa è stata una mossa sleale ma a vantaggio del mercato tedesco, ora una delle condizioni che alcuni Paesi avrebbero per l'adesione all'Unione Europea è proprio quella di introdurre egli stessi delle restrizioni commerciali verso la Federazione Russa.
Significato: rinunciare al mercato russo a vantaggio del mercato tedesco.
La Germania tra politiche migratorie, crisi della zona euro, acquisto della qualità europea e introduzione di restrizioni al commercio russo dimostra le notevoli capacità di fare affari dalle crisi degli altri Paesi, ma dimostra come l'Europa sia governata da un Paese che a 70 anni dalla Seconda Guerra Mondiale si sia sollevato ed evoluto ma con politiche diverse ancora riesce a controllare e dettare le regole su 28 Paesi di un'intero continente.
Peggiori ancora dei tedeschi tuttavia sono i cinesi, in quanto se da un lato il mercato tedesco determina a suo vantaggio un aumento dell'export neutralizzando una ad una le aziende di altri Paesi tramite il fallimento e poi l'acquisto, la qualità del mercato tedesco è indiscutibile, ma tutt'altro argomeno lo è quello cinese.
Contrariamente ai tedeschi l'invasione europea del mercato cinese e gigantesca e il numero di aziende dal settore industriale a quello agricolo che sono state acquistate nel corso degli ultimi anni semplicemente è incalcolabile, o troppo vasto per farne una lista sintetica, ma i cinesi non si limitano ad acquistare e gestire aziende europee, ma affittano e aprono negozi dove la qualità della merce (Made in China) venduta è remotamente lontana da quella europea.
Il peggio è che la qualità dei nostri prodotti viene assorbita proprio dal colossale livello di acquisti di aziende che i cinesi fanno sul territorio europeo, così che la qualità del livello europeo finisce trasferita nella Repubblica Popolare Cinese assieme agli enormi guadagni che vengono fatti sul territorio europeo, sostituiti in Europa da un commercio di scarsa qualità e con sostanze dannose per la salute.
Dalle borse alle scarpe, dagli elettrodomestici ai giocattoli, e, passando per le sigarette, si arriva addirittura ad alimenti e farmaci.
Ogni giorno, gli uomini della guardia di finanza sequestrano, dalla Lombardia alla Sicilia, milioni di articoli fasulli. Inutile dire che si tratta di prodotti pericolosi. Nocivi per la salute dell’uomo. Come il concentrato di pomodoro cinese, la carne, la pasta, il vino, le uova liofilizzate. E non solo, perché anche le t-shirt, i pantaloni, gli orologi, le collane sono pericolosi.
A lanciare l’allarme i dermatologi: “Il rischio di dermatiti o, addirittura, di altre patologie più gravi che si possono verificare al contatto dell’epidermide con i prodotti non a norma contenenti sostanze tossiche e nocive per la salute è altissimo.”
Quello che l'Europa sta assistendo è una sorta di disboscamento commerciale della qualità sommato ad una migrazione di massa a vantaggio dell'economia tedesca e delle monarchie del golfo.




























1 commento:

  1. .. ma è opinione che le monarchie del golfo (includendo anche la Turchia) abbiano messo occhio sul territorio europeo per perseguire un progetto di interesse comune volto a mutare per sempre la demografia della società europea.

    Opinione????
    Al sottoscritto pare un fatto innegabile.

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